Think #8 - La deformazione dell'informazione è terrorismo

Il termine "terrorismo" indica azioni criminali violente premeditate ed atte a suscitare clamore come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, dirottamenti a danno di collettività o enti quali istituzioni statali e/o pubbliche, governi, esponenti politici o pubblici, gruppi politici, etnici o religiosi. Wikipedia

Credo che sia necessaria una revisione della definizione.

Alle 22:45, in una festosa Nizza, un disagiato a bordo di un tir bianco sale su un marciapiede e uccide a 90 km/h tutto quello che ha davanti. 85 esseri umani.

Tutti sanno la potenzialità della cosa. I giornalisti al soldo di una qualunque ideologia battono titoli perfetti, l'autoproclamato Stato Islamico assolda lo squilibrato in tempi record, i segretari di Stato scaldano i caccia. Al resto ci penseranno le persone comuni, quelle che vedranno le foto dei bambini schiacciati, che vedranno l'orrore e leggeranno terrorismo. Ci penseranno il passaparola che tutto distorce, modifica. Ci penseranno i social e i commenti pieni di rabbia per un'atto così "terroristico".

Durante la notte tra il 18 e il 19 luglio, il villaggio di al-Tukhar ha 11 -ma forse di più- bambini in meno. Un bombardamento sbagliato della coalizione scende come un tir dal cielo e uccide 56 -ma forse 85- essere umani.

Tutti i sanno la potenzialità della cosa. Pochi giornalisti scrivono. Le solite associazioni chiedono un processo. E tutto si annacqua. È questione di immagine. Le luci di Nizza in foto sono bellissime, le coperte dorate che ricoprono i morti catalizzano e lavorano di neuromarketing. La polvere marrone del villaggio siriano è un quadro scialbo, anche lo stesso strazio dei soccorritori è diverso. È meno straziante. Meno vicino. Meno virale.

La deformazione dell'informazione è terrorismo. L'opinione pubblica la forgi, la crei e la manipoli. Che sia una campagna elettorale con il target casalinghe su Rete 4 o la creazione di uno Stato Fantoccio poco importa. Sono le foto ritagliate che trasformano il selfie di un ragazzo qualunque in un negro stupratore di donne padane. Sono le foto ritagliate che trasformano ogni bianco in un porco servo di un falso dio.

Condividiamo odio, riempiamo la rete di "Mi Piace". Siamo noi contro di loro. La paura. La leva primordiale che sempre funziona. I nostri profili social si riempiono di tutto ed il suo contrario. Foto in bianco e nero di fascisti che si prendono il giusto posto al sole. È una cartolina, come una meritata vacanza ai Tropici. Ci è dovuta. I morti non li conti, il soffice squilibrio che ogni azione porta in sé non lo calcoli. Da invasore difendi la tua supremazia, da invaso difendi la tua razza.

La storia dell'umanità è piena di disagiati, perchè è nella nostra natura. A Eichmann piaceva che la media dei morti ebrei non si abbassasse. A Kim Jong-u piace il basket e non essere contraddetto. Al padre di famiglia con un lavoro precario piace portare a casa i soldi per tirare a fine mese e cantare in curva contro gli avversari.

Si, la deformazione dell'informazione è terrorismo. Ha lo stesso peso umano -poco mi importa dei concetti etici e morali geolocalizzati- del venditore di armi, dello spacciatore di droga, del pappone che schiavizza.

L'altro giorno un'imprenditore mi fa notare che siccome la sua azienda fa, anche, lavori in casa di persone è meglio che si rassicurino che tutti i collaboratori della ditta sono qualificati. Certo, dico io, professionisti certificati e a norma. No, ribatte, che sono italiani...sai com'è con questi immigrati...preferisco che loro lavorino solo negli appalti pubblici...

Non ho perso un cliente. Ho guadagnato il mio rispetto.