Think #17 - Arricchirsi con fake news e la deformazione dell'informazione

In questo momento, a Roma, si sta tenendo il SocialCom Italia - #socialcom17 @SocialComItalia - e la discussione è concentrata sulle fake news.

Il 15 febbraio 1898, nel porto de L'Avana, la corazzata statunitense Maine cola a picco. La yellow press, i siti click-bait dell'epoca, di W. R. Hearst e J. Pulitzer ci sguazzano, si alzano i toni, si inventano di sana pianta campi di sterminio e indicibili efferatezze sul suolo cubano e nel giro di due mesetti si scrive la Guerra ispano-americana sui futuri libri di scuola.

Hearst è ricordato come magnate, politico, ispiratore del capolavoro di Orson Welles Quarto Potere. Pulitzer, beh, lui è un premio ambito.

Vivere di fake news è un mindset. Creare un sistema che generi $$$, non è così complesso. Ma il vero faker si riconosce dalla sua capacità di creare notizie che sfruttano gli attivatori giusti. Gli immigrati e le ong suggeriscono un dominio ad hoc, un piano editoriale. Sì, è content marketing e genera revenue. Il nigergate suggerisce una guerra ad hoc, un piano strategico. Sì, è growth hacking e genera revenue.

Nel settembre 1984, così riporta Loris Mazzetti, ad una cena, Silvio Berlusconi fa la corte ad Enzo Biagi tirando fuori un assegno in bianco. Biagi rifiuta e Berlusconi pensa di chiudere con una battuta -la giusta uscita teatrale- rivolgendosi alla sig.ra Lucia, la moglie di Biagi, dicendo "Ho fatto più la corte a suo marito che alle donne" "Si vede che non è il suo tipo", risponde Lucia Ghetti, e si chiude il sipario.

È un bene che il SocialCom si tenga alla Camera dei Deputati, poichè è uno dei luoghi, appunto, deputati al controllo affinchè lo storytelling non diventi realtà.